No Business No Party

È un mondo reale, ma virtuale. È Second Life, l’ambiente tridimensionale presente su Internet che conta quasi cinque milioni di residenti (si chiamano così gli abitanti di questo mondo sintetico) e una propria moneta (il linden dollar, convertibile in dollari veri). Ogni giorno, su Sl passano di mano prodotti virtuali per un valore di oltre 1,5 milioni di dollari. Un giro di affari con tassi di crescita degni della Cina, che però ha un’economia molto real life e che comunque, per non farsi mancare niente, presto avrà una suo mondo 3D: Hipihi. Il successo di Sl, esploso anche a livello europeo negli ultimi 8-10 mesi, è indubbio. La reale portata economica di questa popolarità è però ancora da decifrare. I residenti di Second Life possono fare shopping, viaggiare, ascoltare musica, costruire e vendere oggetti, conoscere altre persone e fare molte, molte altre cose. A condizione, quasi sempre, di essere disposti a pagare. No business, no party.
“Sl è uno stupendo laboratorio di impresa”, sostiene Carlo Alberto Carnevale, docente dell’Università Bocconi di Milano e coordinatore del Master in Strategia Aziendale (qui l’intervista completa). “Con pochi dollari puoi mettere in piedi un prototipo di micro impresa. Non a caso Sl è frequentata soprattutto da aziende e da professionisti, certo non da ragazzini”. Decine di aziende hanno deciso di scommettere su questa economia sintetica, investendo risorse e promuovendo la propria presenza (anche Mondadori On line, Panorama.it e Panorama First, a breve, avranno uffici e redazioni in Sl.)

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